Lode e onore a te, Signore Gesù.
Sei stato condotto alla Croce, come agnello mansueto al macello.
Per la festa del Re che si accinge ad andare in battaglia viene preparato il grande convito e viene imposto che si immoli l’agnello: un agnello mansueto.
Era stato prescritto nell’antica alleanza che fosse ammazzato e mangiato un agnello per celebrare la festa della liberazione. Ma quella prescrizione era soltanto simbolica e momentanea. Al maturare dei tempi, infatti, l’agnello doveva essere sostituito. E come un giorno Isacco fu sostituito da un ariete, così oggi, l’agnello viene sostituito dal Figlio. Dio, infatti, non può gradire altre offerte. L’unica offerta, l’unico agnello gradito a Dio, l’unica vittima che Dio stesso può “mangiare” è quell’agnello mansueto che fa “sempre la sua volontà”.
Così la festa è pronta.
I due Apostoli incaricati di preparare la sala hanno ultimato anche loro i preparativi. Anche gli invitati sono stati preavvertiti: tutta l’umanità è in attesa della grande liberazione.
Per consumare l’Agnello dobbiamo prepararci anche noi. Bisogna “mangiarlo tutto” dividendolo, eventualmente, con gli altri. Sì! Dobbiamo mangiarlo tutto!
Nicola Giordano, “Quaresima – intimità divina”, Edizioni VivereIn, 1986










